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PMI E COMUNICAZIONE DIGITALE
SCONSIGLIATO IL FAI DA TE

“Spesso le piccole e medie imprese cadono nell’errata convinzione che conoscere il proprio mestiere da generazioni significhi anche sapere come comunicare efficacemente se stessi. Questo accade maggiormente da quando gli strumenti sono più a portata di mano rispetto a un tempo. Ma è una convinzione totalmente errata.

Perché? Semplice, comunicare è un lavoro a sé e richiede un know-how specifico. E nel caso della comunicazione digitale implica un know-how in rapidissima e costante evoluzione”

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Ripensare la propria identità e attività, costruire un sito, gestire i social media e le campagne di promozione: per una PMI affacciarsi al mondo digitale non è semplice come si crede. Eugenio Marrari, Digital & Content Strategist di behind the cloud, ci spiega cos’è il marketing digitale, perché è necessario affidarsi a un consulente esperto e come nasce una strategia digital di successo.


Cosa è il marketing digitale?

Tutti sanno cos’è il marketing: uno strumento che contempla attività di tipo analitico, strategico e creativo per posizionare e promuovere un prodotto o un servizio su un mercato specifico. Il marketing digitale è un’importante fetta di questo mondo che, come suggerisce il nome, agisce attraverso i canali digitali, e per questo ne è forse la declinazione più complessa. Il motivo sta nel fatto che i canali digitali sono strumenti con possibilità potenzialmente illimitate. Per questo il corretto utilizzo congiunto dei canali a disposizione, la scelta e produzione dei contenuti da trasmettere in ognuno di essi diventano questioni fondamentali. Ed è davvero difficile per un’azienda riuscire a mettere a fattore comune in modo efficace i due elementi: canali e contenuti.


È proprio vero che se non si ha un sito non si esiste o è un cliché?

In parte è vero, in parte è un cliché. Sicuramente il sito è e rimane uno dei principali asset dell’identità aziendale. Nel progettare un sito - sia dal punto di vista grafico, sia a livello di contenuti – abbiamo scoperto che lo sforzo di ordinare le idee con il cliente produce un fondamentale effetto collaterale: capire meglio sé stessi, la propria identità aziendale e di progetto. Fare lo sforzo di strutturare un sito, infatti, significa anche organizzare la propria identità e addirittura anche le priorità degli obiettivi aziendali.

In parte è un cliché perché il sito potrebbe non essere il centro della strategia aziendale. Affermazione valida soprattutto per i servizi che vengono erogati via app, dove il sito è solo una landing page che supporta il download di queste: è nell’app che “vive” il vero mondo aziendale. Ma anche nei casi in cui il sito costituisce le fondamenta della comunicazione aziendale, questo conta zero se il resto delle attività di comunicazione a contorno non vengono efficacemente articolate. Sarebbe come un’isola meravigliosa, ma inutile ai fini comunicativi se le altre attività, sugli altri canali digitali, non indirizzassero verso di essa il traffico necessario. Ecco perché prima parlavo del marketing digitale come di un mondo complesso: è un ecosistema di azioni che funzionano solo se tutte convergono verso lo stesso scopo


Perché per una PMI è difficile gestire autonomamente la propria comunicazione?

Il mito secondo il quale un’azienda possa operare in modo autonomo in questo campo nasce dal fatto che i canali utilizzati dal marketing digitale sono quelli che adoperiamo quotidianamente in ambito personale come Facebook, Twitter, Instagram. Ma le complessità del marketing digitale si celano dietro a un’apparentemente semplicità. Diverse azioni sono di scarsa efficacia se non si conoscono bene gli strumenti dal punto di vista professionale e utilizzarli in modo amatoriale o semi-professionale comporta una dispersione di energie enorme senza di fatto ottenere un vero beneficio.

Un indirizzo professionale ci consente di organizzare il mondo complesso dei canali e dei contenuti digitali in modo che siano effettivamente efficaci e funzionali agli scopi dell’azienda.

Spesso le piccole e medie imprese cadono nell’errata convinzione che conoscere il proprio mestiere da generazioni significhi anche sapere come comunicare efficacemente se stessi. Questo accade maggiormente da quando gli strumenti sono più a portata di mano rispetto a un tempo. Ma è una convinzione totalmente errata. Perché? Semplice, comunicare è un lavoro a sé e richiede un know-how specifico. E nel caso della comunicazione digitale implica un know-how in rapidissima e costante evoluzione.


In cosa consiste la consulenza digitale e che competenze deve avere un bravo consulente?

Esiste nelle aziende la convinzione che il consulente sia “uno che sa usare Facebook”.

Questo, oltre a essere parzialmente vero, è un aspetto assolutamente marginale: non è la competenza tecnica il valore aggiunto di un consulente. Il ruolo di questa figura è piuttosto dare un senso all’ecosistema dei canali disponibili e ai contenuti da distribuire in modo che siano allineati con gli obiettivi aziendali.

Il bravo consulente deve essere in grado di cogliere identità, obiettivi valoriali e commerciali della PMI di cui si occupa, e valorizzarli in relazione alle risorse economiche e umane di cui essa dispone. Comprendendo l’insieme di tutti questi fattori, indirizza l’azienda in un percorso pensato su misura, che contempla l’utilizzo degli strumenti digitali più adeguati al raggiungimento degli obiettivi, tenendo presente la dimensione progettuale e al contempo i costi e l’impegno che l’impresa può sopportare.


Ci fai un esempio di strategia digitale di successo a cui avete lavorato?

Un caso affrontato recentemente, anche con molta passione, è stato Radio Rossonera. Con loro abbiamo avuto l’opportunità di strutturare una vera e propria consulenza digitale. La sfida è stata quella di costruire un broadcast che aveva in mano argomenti forti (la passione per la squadra del Milan) – con un alto potenziale di pubblico -, essendo comunque una start-up con risorse umane e finanziarie limitate.

Le esigenze erano diverse: dotarsi di un sito web in grado di sostenere un certo numero di ascolti, trasmettere in diretta, raccogliere iscritti e motivare i supporter. Quello che abbiamo fatto è stato costruire un sito su hosting in grado di reggere un alto flusso di traffico, affidando però la trasmissione a tool di terzi (spreaker) in modo da non pesare sulla struttura tecnica (e finanziaria) della radio, lasciare agli ascoltatori l’interazione con le pagine social - per non rendere eccessivamente complesso lo sviluppo del sito - e applicare una logica di growth hacking nella costruzione delle campagne di associazione, ovvero testando a piccoli step i canali più efficaci per scegliere poi quelli definitivi.

Il risultato è stato che il primo giorno abbiamo registrato 10mila ascoltatori e stiamo procedendendo a ritmi elevatissimi. Gli speaker erano già noti nel mondo sportivo, quindi il merito del successo non è solo nostro, ma siamo sicuramente molto soddisfatti della qualità del supporto che siamo riusciti a fornire in un contesto di start-up.  


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