facebook image

Di tartarughe a vela e di falchi pazienti
Quando la lentezza mette le ali
genera significato e profitto

blog post image

Come si concilia oggi l’idea che abbiamo interiorizzato di innovazione, intesa come rapido e pervasivo processo di rinnovamento di sistemi, criteri e prassi, indissolubilmente connessa alla tecnologia e al sapere digitale, con l’aggettivo lento? Come ci suona “innovazione lenta”? O meglio come ci immaginiamo – ammetto, volendosi sforzare - l’atto dell’“innovare lentamente” soprattutto se lo trasponiamo all’impresa quale presupposto competitivo della sua vision?

In un’epoca molto lontana da ciò che ai nostri giorni definiamo progresso tecnologico, innovazione digitale e start-up, agli epigoni del Rinascimento italiano, Cosimo I Medici fece decorare molti dei quartieri monumentali di Palazzo Vecchio con oltre un centinaio di tartarughe con una vela affissa sul loro carapace accompagnate dall’espressione “festina lente”, ovvero, “affrettati lentamente”. Uno dei simboli che il Duca Cosimo I aveva adottato come personale impresa, apparente contraddizione con cui voleva esprimere l’importanza della riflessione prima dell’azione nel buon governo. “Chi non pensa le cose innanzi non le fa mai bene”, così scrive in una delle sue lettere al primogenito ed erede al trono Francesco destinate a trasmettergli i fondamenti dell’esercizio del potere. 

Se, dal punto di vista dell’espressione artistica l’impresa è una raffigurazione allegorica accompagnata da una breve frase (motto) che intende specificare, in modo poetico, il valore e le virtù d’azione di un signore, la portata del suo significato non si discosta molto dalla visione che l’imprenditore avveduto dovrebbe concepire oggi nel chiedersi chi è – o meglio perché esiste la sua azienda - e che cosa può offrire al mercato. Anche a costo di andare controcorrente e, ad attività avanzata, di rimettere in discussione la ragion d’essere della propria impresa.

Lo ha fatto la Bonotto, azienda veneta tessile che aveva comprato macchinari elettronici digitali di ultimissima generazione investendo moltissimo in questa innovazione. Non riuscendo a fare utili, ha rivenduto tutti i macchinari elettronici via internet, ha per così dire percorso il tempo in senso inverso, acquistando macchinari meccanici anni ’30 e iniziando a fare lavorazioni meccaniche di tessuti vecchio stile. Con questi tessuti si è posizionata nel settore del lusso con profitti e crescita esponenziali. Un riferimento oggi per l’industria della moda globale.

Fondamentale chiave di svolta, e di forza, della Bonotto è stata, ed è tuttora, la visione e la modalità operativa atipica rispetto a quella dell’industria tessile italiana. La pericolosa trasformazione che l’ha investita, una sorta di apnea produttiva, ha fatto del guadagno e della produzione massiva gli obiettivi da perseguire, ovviamente a scapito della qualità. 
Giovanni Bonotto, direttore creativo dell'azienda, nel denunciare questa svalutazione del prodotto, diventa ambasciatore di una nuova maniera di pensare e di produrre che lo riporta quasi alle origini della produzione tessile, e che battezza nel concetto di “Fabbrica Lenta”.  

In uno studio sul tessuto imprenditoriale veneto condotto dal Prof. Carlo Bagnoli dell’Università Ca’Foscari di Venezia, seguito e accompagnato dalla piccola impresa di Confindustria di Alberto Baban, la Bonotto viene definita impresa significante, ovvero un’impresa che produce più valore sia per la società sia per i suoi azionisti.
Le aziende significanti sono imprese che sanno perché esistono, aziende di proposta più che di risposta e si contrappongono alle imprese insignificanti. Quelle che, una volta soprattutto, riuscivano a produrre utili facendo del nero, lavorando per lobby, sfruttando il capitale umano, non investendo, e che più che a creare valore sono interessate ad appropriarsi del valore creato. Generalmente da altri.
Lo studio coordinato dal Prof. Bagnoli ha generato un progetto, Innovarea, con l’obiettivo di “promuovere un movimento di imprese sincronizzate la cui impresa comune 
sia guidare un nuovo rinascimento facendo 
leva sul patrimonio civile, culturale, naturale e artigianale che caratterizza l’Italia, abbandonando i pessimismi legati ai problemi strutturali del Paese e i protagonismi ostacoli alla maturazione del sistema Paese.”(Innovarea – Manifesto). La visione che lo guida è: il nuovo rinascimento è l’impresa.

Non tutto il buono però e non tutte le imprese definite significanti stanno nel Nordest. Un esempio più che eloquente al Sud, nel Salento – si parla di cibo, di pasta per l’esattezza – di come la lentezza, espressa attraverso l’uso fisiologico di una macchina lenta, il cervello, sviluppi creatività (Lamberto Maffei,“Elogio della lentezza”) e produca profitti è il pastificio Benedetto Cavalieri di Maglie. 

La conduzione dell’azienda - fondata nel 1918 – è sempre rimasta strettamente familiare. Benedetto Cavalieri, pronipote omonimo del fondatore, e il figlio Andrea - laurea in economia alla Bocconi tanto per smentire eventuali allusioni romantiche alla tradizione – devono alla valorizzazione dell’esperienza familiare nella coltivazione, selezione e molitura del grano duro, al metodo di lavorazione definito “delicato” per la prolungata impastatura, per la lenta gramolatura, pressatura e trafilatura, e per l’essicazione a bassa temperatura oggi come una volta, una costante crescita ed espansione sui mercati internazionali. Pensare globalmente, agire localmente. Oggi come allora la parola d’ordine è: “pasta di prima qualità firmata con nome e cognome”.

Dal 2005 il Pastificio è Sede didattica dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ateneo voluto da Carlin Petrini e dalla “sua” Slow Food, “lumaca” icona in fatto di visione, coerenza e tenacia.

Bonotto, Benedetto Cavalieri e con loro una molteplicità di imprenditoria italiana acuta e virtuosa che ancora troppo poco assurge alle nostre cronache sono le tartarughe a vela del nuovo rinascimento? O la loro impresa, allegoricamente parlando, potrebbe essere quella di falchi pazienti?

Nel voler rafforzare l’ossimoro caro a Cosimo I Medici delle tartarughe a vela, Lamberto Maffei ci suggerisce un ulteriore, convincente immagine: “(…) Vedo un falchetto roteare lentamente ed elegantemente nel cielo, sembra esplorare il cielo col suo occhio acutissimo, e vaga, vaga con infinita pazienza, poi improvvisamente si precipita verso terra a grande velocità… risale lentamente con una preda. Ha pensato, ripensato, analizzato e poi con rapidità ha dato seguito alla decisione presa con sapienza efficiente, come se festina lente fosse la sua strategia di pensiero!”

A voi la scelta


Rimani in contatto con noi

Per offrirti il miglior servizio possibile behind the cloud utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies. | Cookie policy | Accetto