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DALLE NUOVE DOGGY-BAG ALLE APP:
LA SOCIETÀ SI MOBILITA PER COMBATTERE
LO SPRECO ALIMENTARE

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Stili di vita - nel senso di abitudini di consumo e di consapevolezza del loro costo in termini ambientali e sociali - è il tema di numerosi eventi e iniziative che dall’inizio di quest'anno si susseguono in tutta Italia. Impossibile ormai sfuggire all'evidenza dell'insostenibilità di modelli basati sull'illusione dell'inesauribilità delle risorse, impossibile non fare i conti con le conseguenze di comportamenti che per il loro impatto globale ci privano anche della tanto promessa aspettativa di piacere. “Bigger it’s better”, “More it’s better”, la logica ereditata dal Nuovo Mondo, ha finito per tradire il sogno di un’insaziabile voracità umana. Perché in realtà siamo saziabili e tutto il di più, lo spreco che si genera, finisce per toglierci, invece di aggiungerci, ogni prospettiva di futuro.


EDUCARE PER COMBATTERE LO SPRECO ALIMENTARE

L’ultimo evento che ha affrontato le tematiche dello spreco e della sostenibilità ambientale è stata la Green Week, tenutasi tra le Venezie e Trento la scorsa settimana. Il successo che ha riscosso in entrambe le sue due fasi - il tour di dieci aziende modello in tema di sostenibilità e innovazione tecnologica denominato Le Fabbriche della Sostenibilità e i tre giorni di dibattiti, eventi e workshop del festival Io Non Spreco - dimostrano che ormai questi temi non sono più solo appannaggio di ecologisti, ma sono sentiti come necessari da molti cittadini.


I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. Secondo l’ultimo rapporto di Waste Watcher, osservatorio permanente sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane prodotto dalla società spin-off dell'Università di Bologna Last Minute Market, nel mondo ben mille miliardi di dollari vengono buttati nelle nostre pattumiere ogni anno, cifra che sale a 2,6 miliardi se teniamo conto anche dei costi nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale. Lo spreco italiano vale ogni anno 8,4 miliardi di euro, ovvero ogni famiglia spreca 6,70 euro di spesa settimanalmente. La FAO ha calcolato che basterebbe un quarto degli attuali sprechi alimentari mondiali per sfamare le 860 milioni di persone malnutrite.


Andrea Segrè
- agroeconomista, professore di politica agraria internazionale e comparata presso l'Università di Bologna, nonché fondatore del movimento spreco zero che ha dato origine a Last Minute Market  intervenendo alla Green Week, ha sottolineato che: Stiamo vivendo in un’epoca di grande disorientamento generale, un’epoca in cui paradossalmente spediamo più per metterci a dieta che per mangiare. Questo paradosso è anche dovuto alla mancanza di un’educazione alimentare, che invece andrebbe fatta a partire dalle scuole, per istruire anzitutto gli adulti di domani. Proprio Last Minute Market è stata pioniera in Italia nello sviluppo di progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti, o non commercializzabili, a favore di enti caritativi.


L'ESEMPIO DELLA FRANCIA

Sono dati che fanno riflettere e stanno già producendo reazioni nella società civile e nella politica. In attesa che inizi in questo mese di marzo l’iter della proposta di legge depositata in Parlamento l’anno scorso dalla deputata PD Maria Chiara Gadda e sulla scia della legge approvata a febbraio in Francia, diversi comuni italiani, startupper e ong si sono rimboccati le maniche e hanno dichiarato guerra allo spreco alimentare. Se in Francia si obbliga, pena sanzioni salatissime e carcere, i supermercati a donare alle ong il cibo prossimo alla scadenza o, in alternativa, a trasformarlo in mangime o compost, i 14 articoli proposti dalla Gadda mirano a semplificare burocraticamente e a incoraggiare le donazioni di prodotti invenduti, a introdurre procedure standardizzate in materia igienico-sanitaria e a fornire incentivi alle aziende agroalimentari che adottano sistemi di produzione innovativi e a basso impatto ambientale.  


DALLA DOGGY-BAG ALLA DONAZIONE DI CIBO

Da febbraio a Pesaro, per esempio, i clienti dei locali potranno chiedere la C-box: scatola biodegradabile e riutilizzabile in cui verrà messo il cibo avanzato del cliente per consentirgli di portarlo a casa. Lo scopo è far sì che sia il cameriere a proporre ai clienti di portare a casa quella che un tempo veniva chiamata doggy-bag, una soluzione che incontra ancora oggi una certa resistenza nei consumatori per via di un retaggio culturale ancorato al paradigma dell’indifferenza allo spreco. Già a dicembre la Provincia di Padova, in collaborazione con una serie di promotori tra cui Slow Food, ha dato vita a Family Bag  –  Non sprecare, un nuovo stile di vita. Unioncamere Veneto ha individuato 100 ristoranti ai quali distribuire le family bag realizzate dai Consorzi grazie al riciclo di imballaggi post consumo.


Un’iniziativa simile è stata adottata anche a Pordenone. Si chiama Tenga il resto e vede il Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi (CIAL) donare agli esercenti della zona 100 mila vaschette di alluminio. In occasione della presentazione di quest’iniziativa, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) ha espresso l’urgenza di una norma che aiuti gli esercenti a gestire la grande quantità di cibo invenduto: ben un terzo degli alimenti cucinati dai vari locali vengono buttati e il dato sale al 50% nelle mense scolastiche.


Altro esempio virtuoso è il progetto Brutti ma buoni nato dall’appello lanciato dalla Fondazione San Vito della Caritas di Mazzara del Vallo (TP) per indurre le grosse aziende agroalimentari a offrire prodotti vicini alla scadenza agli indigenti. Parmalat lo ha accolto e due/tre volte a settimana invia un suo furgone a ritirare dai negozi i propri prodotti caseari invenduti, li porta ai magazzini della Fondazione e da lì la Caritas si preoccupa di consegnarli a chi ha bisogno.  


APP ANTI-SPRECO

Anche la tecnologia e la comunicazione aiutano il diffondersi di buone pratiche anti-spreco. Sono tantissime, infatti, le app e i siti che consentono di registrarsi per donare e/o “prenotare” cibo. Quanti di noi fanno la spesa senza ricordarsi che il weekend lo passeranno fuori città? Oppure comprano l’ennesima zuppa, avendo dimenticato di averne già quattro nel frigo? iFood Share, il cui slogan è Condividere il cibo è un atto d’amore, è nata per far sì che chi ha degli alimenti che non può consumare entro la data prevista li possa donare mettendo l’offerta in rete. Stesso servizio è fornito da Next Door Help e S-cambio di Cibo, il cui slogan è Non partecipare sarebbe uno spreco, solo per citarne due tra le tante. Oltre al non buttare cibo e magari donarlo a chi ne ha più bisogno, queste app favoriscono la socializzazione mettendo in contatto persone che altrimenti non si sarebbero mai conosciute o facendo parlare vicini di casa che magari prima si salutavano solamente. Le app sopracitate hanno creato una rete nazionale, ma altre funzionano a livello locale. Avanzi di Popolo, per esempio, si preoccupa di passare a raccogliere per le strade di Bari il cibo avanzato segnalato e lo distribuisce a chi ha bisogno.


Altre app, poi, mettono in contatto venditori ed esercenti con i consumatori per donare o dar via a metà prezzo l’invenduto. Anche in questo caso, lo scopo è duplice, se non addirittura triplice: non si butta cibo, si aiuta chi ha difficoltà a comprare al supermercato a prezzo pieno, il negoziante non perde del tutto i soldi e ha meno problemi di smaltimento rifiuti. Breading si occupa di trasferire l’invenduto dai locali direttamente alle ong: l’azienda comunica verso fine giornata cosa è avanzato e l’ong più vicina, grazie alla geolocalizzazione, prenota e va a ritirare il cibo all’orario fissato. Con LMSC-Last Minute Sotto Casa, il negoziante ha la possibilità di lanciare un food alert per proporre alimenti freschi avanzati a prezzi scontati. Il cliente nella stessa zona del negoziante riceve l’alert e decide se comprare o meno recandosi sul posto.


Un ulteriore dimostrazione di quanto il tema dello spreco alimentare sia sentito è data dalla mostra che Cremona ospita dal 1 marzo al 17 aprile al Museo Civico Ala Ponzone. Si tratta dell’esposizione delle opere vincitrici del concorso fotografico internazionale Scarcity - Waste Syngenta Phography Award 2015. Il concorso ha visto fotografi professionisti e appassionati confrontarsi, attraverso le immagini, sul tema delle nuove sfide che l’umanità deve affrontare per lasciare un pianeta ancora ricco di risorse e pulito alle generazioni future. Le foto sono esposte, non a caso, nella Sala delle Colonne, dove si trova anche il famoso quadro di Giuseppe Arcimboldo Ortaggi in Ciotola, conosciuto ai più come l’Ortolano che ha ispirato la mascotte di Expo 2015.


LA NECESSITÀ DI UN CONSUMO SOSTENIBILE

Non abbiamo più scuse. Ormai siamo consapevoli che ogni nostro gesto può contribuire a salvare o a distruggere l’ambiente generando un impatto immediato sulla qualità della nostra vita. Può bastare un piccolo gesto, come scaricare un’app sullo smartphone, per iniziare a cambiare il nostro approccio ai consumi e contribuire così a una prospettiva di futuro.


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