facebook image

#CSR: investire in Arte e Cultura non è solo “di moda”

blog post image

Se il cospicuo investimento di Tod’s ha fatto del restauro del Colosseo un progetto apripista ad altre grandi firme della moda italiana come Fendi e Bulgari per mostrare le modalità di interazione tra pubblico e privato in materia di erogazioni liberali, di adozione di monumenti, di project financing, di concessioni di spazi pubblicitari e di sponsorizzazioni per l’uso esclusivo dei diritti sui monumenti, sempre più si va diffondendo tra le imprese la consapevolezza che l’investimento in cultura è scelta strategica per rafforzare la reputazione, sviluppare il marketing relazionale, creare nuove e qualificate opportunità di comunicazione sui media.

Volendo trasporre il modello alle piccole e medie imprese di cui è costituito il tessuto imprenditoriale italiano e considerando budget di spesa molto più contenuti, è facile immaginare come proprio queste realtà saldamente connesse con le comunità in cui operano, portatrici autentiche dei valori che contraddistinguono il saper fare italiano, possano cogliere nell’impegno culturale, sociale e ambientale un vantaggio competitivo per l’impresa, un fattore dinamico capace di mettere in moto le energie del territorio.

Piazze, parchi, piccoli patrimoni artistici locali potrebbero divenire fortunato oggetto delle azioni socialmente responsabili di imprese territoriali, che amplierebbero così i confini della propria cultura aziendale, ovvero della propria identità, portando alla comunità un valore percepito come unico.

Ma aprirsi al territorio non significa necessariamente investire in grandi opere.
La sfida per le imprese potrebbe essere quella di investire in progetti che si propongono di facilitare e stimolare la fruizione di arte e cultura con soluzioni innovative, magari rendendo l’esperienza totalizzante e multisensoriale. 

Un esempio? Immaginate una struttura cubica chiusa installata in uno spazio pubblico all’interno della quale ci si trova di fronte una riproduzione di un’opera d’arte. Una serie di stimolazioni testuali, acustiche, visive, olfattive pervadono lo spazio e i nostri sensi, espandono l’opera al punto che ci si sente trasportati dentro di essa e si diventa parte di essa, o meglio, spett-Attori. Il progetto si chiama Ar-T Box (L’arte che vivi) ed è l’idea di un gruppo di giovani che dell’approccio originale all’arte ha fatto un concept, vincendo il premio Speed Mi Up, percorso di incubazione con Camera di Commercio Milano, Comune di Milano e Università Bocconi. 

Un’altra opportunità legata al mondo delle tecnologie digitali è quella offerta dalla start-up romana Oniride, che sfrutta le tecnologie della realtà virtuale, crea e utilizza dispositivi eco-compatibili associati ad applicazioni per smartphone offrendo nuove soluzioni di fruizione del patrimonio culturale e artistico ed estendendolo a pubblici diversi. La start-up ha vinto nel 2014 il bando “Lazio Creativo” della Regione Lazio e ha partecipato a Expo Milano 2015 per VisitLazio.com. 

Infine, il canale più accessibile per partecipare al restauro o al recupero architettonico di monumenti del patrimonio artistico italiano è il crowdfunding. Un esempio è il progetto di raccolta fondi “Adotta una guglia: scolpisci il tuo nome nella Storia” promosso dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Il progetto offre l’opportunità di legare il nome della propria azienda ai lavori di restauro, cura e manutenzione degli elementi architettonici più fragili del Duomo di Milano, le sue 135 guglie.


Rimani in contatto con noi

Per offrirti il miglior servizio possibile behind the cloud utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito autorizzi l’uso dei cookies. | Cookie policy | Accetto