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banco23 - un locale, tre anime
nel nome del buon cibo

Il locale, nato dall’unione di persone con esperienze diverse ha aperto nell’estate 2017, a Milano in una città fortemente competitiva costellata da continue aperture e da nuove tendenze.

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banco23 è un locale con tre anime: caffè, bistrot, gastronomia aperto in Via Ravizza 23, nel cuore del quartiere Wagner- De Angeli a Milano. Tre anime che convivono nello stesso luogo, nel nome del buon cibo.

Il locale, nato dall’unione di persone con esperienze diverse – tra cui i tre fratelli La Scala -, ha aperto nell’estate 2017, in una città fortemente competitiva costellata da continue aperture e da nuove tendenze.

Recuperare i gusti “veri”, la consapevolezza di ciò che si beve e si mangia, con un’offerta condivisibile e non esclusiva, alla portata di ogni tasca, nel rispetto della storia e del lavoro che sta dietro a ogni prodotto definisce la filosofia di servizio di banco23. Come si è arrivati ad articolare questa tipologia di offerta per il locale è il centro dell’intervista che segue, un racconto su come distinguersi all’interno del mercato della ristorazione e delle gastronomie a Milano scaturito da una conversazione con il team a fine lavori, a locale inaugurato, una riflessione sul lavoro fatto.

Come nasce un nuovo locale in una città competitiva come Milano?

Il lavoro più impegnativo, dal nostro punto di vista, sta a monte dell’apertura del locale e inizia col porsi tutta una serie di domande: in che zona si trova il locale? Chi abita quel quartiere? Quali sono le caratteristiche prevalenti del pubblico potenziale? Che cosa ama e che cosa, invece, lo infastidisce? Quali potrebbero essere i suoi desideri o le sue necessità? Come rendere nota l’offerta? Chi sarà il nostro pubblico della zona e chi potrebbe interessarsi a noi venendo da lontano? Sono domande che permettono di calarsi nella realtà del locale e di pensare all’offerta più idonea: la logica e gli strumenti del Service Design ci hanno consentito di affrontare con metodo tutti questi quesiti. 

Cosa è il Service Design e come lo avete utilizzato?

Quando progetti un servizio, conta moltissimo immaginare a quali bisogni andrà incontro: l’obiettivo del Service Design è proprio quello di costruire prodotti o servizi pensando alle esigenze di chi ne usufruirà, immaginando quali tipologie di persone potrebbero esserne attratte e perché, in che modo far loro conoscere l’offerta cercando di prevedere le loro reazioni.

Che canoni sono stati seguiti per costruire i servizi e l’identità di banco23?

Per prima cosa abbiamo analizzato il contesto demografico in cui sarebbe sorto il locale, per individuare i servizi in relazione al target designato: da qui, con gli strumenti del Service Design, abbiamo prima definito i bisogni del possibile target, individuando i diversi pubblici che avrebbero potuto frequentare banco23. Tutto quello che oggi si vede nel locale – le tre anime, l’offerta di materie prime selezionate, l’ambiente curato - è il risultato di quel ragionamento e di quel lavoro di impostazione.

È da lì che siamo partiti per lo studio del naming, dell’identità visiva e dell’offerta. 

Quindi dai bisogni del target al menu, in un certo modo…

Sì, e non solo: il locale mescola il suo essere tradizionale con una proposta innovativa e ha a cuore il concetto di consapevolezza, e questo concept va trasmesso a 360°.

Un passo fondamentale è stata la selezione dei prodotti: la richiesta si indirizzava verso prodotti di qualità, sia da scaffale sia freschi. Per soddisfare questa richiesta ci siamo quindi appoggiati a un famoso selezionatore di materie prime.

All’esigenza di praticità, comodità ed estetica siamo venuti incontro individuando dei materiali per uso alimentare che fossero belli e resistenti: shopper che rimanessero integre e piacevoli alla vista.

La scelta del nome poi ha a che vedere con la tradizione: il banco gastronomia ha un impatto importante sul locale, è la prima cosa che vedi quando entri, per questo motivo abbiamo pensato che non potesse mancare nel nome. Ma è anche importante sapere dove si trova un locale, abbiamo allora aggiunto a “banco” il numero civico della via: un aiuto per ricordare l’indirizzo che troviamo suoni anche bene.

Un lavoro improntato alla semplicità e all’ordine che avete declinato anche nell’identità visiva?

Infatti. Abbiamo scelto di rendere il payoff del locale - caffè, bistrot, gastronomia – con delle icone perché fosse più semplice da visualizzare.

Anche sull’abbigliamento del team abbiamo fatto una scelta di coerenza: tutti indossano una blusa bianca e una bandana nera, i capelli sono sempre tenuti raccolti. Per quanto tu desideri essere creativo, col cibo devi rispettare degli standard.

Anche il menu è suddiviso a livello grafico in maniera semplice, il font è leggibile, i piatti vengono descritti per incuriosire, per descrivere i prodotti di qualità di cui sono fatti: la consapevolezza di cui parlavamo all’inizio va messa in tutte le cose che fai! 

Tre anime, tradizione e modernità: come fa a convivere tutto questo?

Con una coerenza certosina che va applicata a tutto: dalla cura del cliente alla presentazione delle diverse offerte del locale fino all’arredamento.

Abbiamo un banco tradizionale che convive con delle prese USB ai tavoli e una mise en place essenziale: non abbiamo tovagliette e serviamo i piatti direttamente sul tavolo per un preciso indirizzo estetico, ma ogni elemento al tavolo ha un suo posto preciso: le posate vengono appoggiate su un tondo in pelle, il tovagliolo che avvolge forchetta e coltello è in cotone con logo stampato, il cestino del pane è in ceramica, della stessa linea dei piatti - un prodotto esclusivo di design norvegese - che rievoca forme e funzioni dei tradizionali servizi da bistrot. E la comunicazione non si ferma qui: abbiamo studiato delle cartoline con ricette, idee per una cena gustosa e facile da preparare, che lasciamo sui tavoli del pranzo: a oggi abbiamo 8 ricette con ingredienti tutti acquistabili a banco23, in modo che mentre pranzi hai già risolto il problema della cena.

Cosa avete pensato per gli appassionati e i curiosi del vino?

Abbiamo studiato una carta dei vini parlante, insieme alla sommelier Chiara Giovoni: la carta racconta i territori e le etichette e identifica i vini in tipologie comprensibili ai più, come i vini bio, i vini quotidiani o i vini cult, ma abbiamo anche i vini hipster e i vini fashion. Ogni tipologia ha un’icona, che permette di identificarli con immediatezza, a secondo del gusto momentaneo del cliente. Abbiamo voluto dare un particolare valore alle nostre etichette affiancando alle caratteristiche sensoriali anche il racconto della storia e del territorio da cui proviene ogni singolo vino. Anche questo è un passo verso la consapevolezza a portata di tutti.

Quali mezzi avete scelto per comunicare banco23?

Abbiamo scelto di puntare essenzialmente su quattro canali integrandoli il più possibile: Facebook, Instagram, Google per gli esercizi commerciali e l’email Marketing. Il tutto dialoga con il sito di banco23 in cui l’offerta viene presentata in maniera più dettagliata.

Per la pagina Facebook abbiamo scelto il template “ristorante + vendita al dettaglio”, perché fornisce utili call to action, ad es. Consiglia, per lasciare recensioni.

Abbiamo incorporato sia il form newsletter che consente di iscriversi senza uscire da Facebook, sia il feed foto di Instagram.

Su Google abbiamo creato la scheda di Google My Business, che è di facile utilizzo: per registrare il tuo locale su Google inoltri la richiesta, ricevi un codice e lo immetti per la verifica.

È una scheda gratuita che ti registra su Google e che ti offre diverse opzioni: caricare le foto che vuoi in modo che l’utente veda subito le immagini del locale e possa fare un tour a 360°. È un buon modo per indicizzare il locale e per dare al cliente un’idea di ciò che si aspetta.


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